mercoledì 16 giugno 2010

Svizzera: il compitino e nulla più

Con la loro mania delle classifiche, gli inglesi sono riusciti ad irritare anche gli svizzeri. La pietra dello scandalo è stato un articolo pubblicato dal Daily Mail, in cui il quotidiano si divertiva a paragonare le 32 squadre mondiali ad un animale della savana. Agli elvetici è toccato l’Okapi, perché “nessuno ha idea di cosa ci facciano in Sudafrica”. Le repliche, piccate, non si sono fatte attendere, regalando un pizzico di pepe alla vigilia. Di pepe ne avrebbe invece bisogno la squadra di Ottmar Hitzfeld, talvolta un po’ troppo sugli allori a causa di giocatori che si limitano a svolgere il proprio compitino e nulla più. La Nati paga la mancanza di un fuoriclasse o di un leader carismatico capace di trascinare i compagni; non lo è Tranquillo Barnetta, l’elemento più dotato della selezione, né tantomeno Hakan Yakin, l’uomo di maggior fantasia, pur se a ritmi da moviola.

Negli ultimi quattro anni la Svizzera, fortissima a livello giovanile (vedi il Mondiale under 17 vinto lo scorso autunno), non è mai stata capace di rendere secondo le aspettative. Nel 2006 in Germania si è arresa agli ottavi di finale ai rigori contro un avversario, l’Ucraina, ampiamente alla portata, tornando a casa con il poco invidiabile record di essere stata eliminata senza aver subito un solo gol. Due anni dopo invece è stato un difetto nel timone, affidato all’ormai logoro ct Jakob Kuhn, a far sprecare ai rossocrociati la chance di un Europeo disputato tra le mura amiche.

Spesso priva di nerbo, la Svizzera sembra aver bisogno di una forte scossa per iniziare a carburare. Così è stato durante le qualificazioni, dove l’umiliante sconfitta casalinga contro il Lussemburgo ha fatto scattare la molla in Barnetta e compagni, alla fine vincitori del girone davanti alla Grecia, battuta due volte. La stagionata coppia d’attacco Nkufo-Frei, 65 anni in due, ha ricoperto un ruolo fondamentale nel viaggio verso il Sud Africa con 5 reti a testa. Buone nuove per il reparto avanzato elvetico sono però arrivate dalla Bundesliga, dove il giovane Eren Derdiyok si è dimostrato, con la maglia del Bayer Leverkusen, attaccante di valore. Decisamente maturato rispetto agli esordi nel Basilea, Derdiyok rappresenta per Hitzfeld una risorsa decisamente più importante di Albert Bunjaku, un'incognita in campo internazionale.

La Svizzera si schiera con il classico 4-4-2. In difesa le maggiori garanzie le offre Diego Benaglio, miglior portiere della Bundesliga 2008, campione di Germania 2009 con il Wolfsburg, più altalenante nell’attuale stagione. Ma con i colleghi Marco Wölfli e Johnny Leoni non c’è gara, specialmente per quanto riguarda l’esperienza internazionale. Il reparto arretrato appare vulnerabile soprattutto contro le squadre che prediligono i ritmi alti. I diligenti soldatini Lichtsteiner e Spycher sulle fasce, e la coppia centrale Grichting-Senderos, quest’ultimo in lieve ripresa rispetto all’annata-no nel Milan, non offrono particolari garanzie.
La mediana è solida (Inler, Huggel) ma poco creativa. In fase di costruzione sarà importante la qualità del già citato Barnetta e la vitalità di Valon Behrami, ben più efficaci di Gelson Fernandes, fin qui copia sbiadita di Vogel (avessi detto…) piuttosto che “il miglior giovane del calcio svizzero”, come incautamente dichiarato da Sven Goran Eriksson ai tempi del Manchester City. Il gioco troppo macchinoso è un problema serio per Hitzfeld; escluse le amichevoli pre-mondiali di giugno, negli ultimi otto mesi la Svizzera ha trovato la via del gol solamente su calcio piazzato. Urge una nuova scossa. Chissà se quella del Daily Mail sarà stata sufficiente.

Fonte: Guerin Sportivo

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