Il nome, ma anche le caratteristiche, del personaggio derivano da tre vere e proprie leggende (queste sì reali) del calcio olandese: Kick Smit, Faas Wilkes e Abe Lenstra.
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Johannes Chrihostomos Smit, detto Kick, è il più vecchio del terzetto, essendo nato il 3 novembre del 1911 in un appartamento a pochi passi dallo stadio dell’HFC Haarlem, una delle squadre della sua vita nonché quella alla quale sono legati gli anni migliori della sua carriera; Smit è stato infatti l’architetto del primo e unico titolo conquistato (nel 1946) dai rossoblu nella loro storia, tanto da venire eletto miglior giocatore dell’Haarlem di sempre. In Kick Smit la tecnica sopraffina, la visione di gioco, la facilità di corsa e la grande resistenza si amalgamano con l’innata capacità di “lettura” della partita derivante dal suo eccellente senso della posizione, rendendolo un giocatore capace di fare praticamente di tutto; attaccare, difendere, impostare l’azione, fornire assist, segnare. Oltre a quelle più prettamente calcistiche non bisogna dimenticare le qualità umane del personaggio; fervente cattolico, Smit viene ricordato anche per la correttezza e il rispetto mostrati in campo nei confronti di compagni ed avversari.
Calcisticamente cresciuto in due club cattolici di Haarlem, Geel-Wit e SVOG, all’età di 21 anni si trasferisce all’RCH di Heemstede (piccola città nei pressi di Haarlem), dove però soffre il fatto di essere l’unico cattolico in una squadra di calvinisti. L’anno seguente passa all’HFC Haarlem, ed il 7 gennaio del 1934 debutta in prima squadra. Due mesi dopo arriva la prima convocazione e l’esordio in nazionale (11 marzo 1934, Olanda-Belgio 9-3), dove ci giocherà fino a 1946 totalizzando 29 presenze e 26 reti (settimo marcatore di sempre della nazionale olandese). Dopo aver lasciato l’HFC nel 1940 per l’HBC Haarlem, una squadra cattolica che non partecipava al campionato ufficiale della Federcalcio olandese, Smit esce dal giro del “grande calcio” per rientrarvi nel 1946 all’età di 33 anni, sempre tra le fila del suo amato HFC Haarlem che, come già detto, conduce al titolo nazionale, segnando oltretutto i due gol che permettono all’HFC di espugnare clamorosamente l’Olympisch Stadion di Amsterdam e di sopravanzare così l’Ajax nella classifica finale. Un trionfo che può sembrare la degna conclusione di una carriera, la quale è invece ben lungi dall’essere conclusa. Dopo essere infatti passato sulla panchina dell’HFC, il divieto imposto dalla KNVB di allenare e contemporaneamente di giocare nella stessa squadra lo costringono a ritornare in campo, cosa che avviene il 31 ottobre del 1954 (HFC Haarlem-VSV 2-2) alla venerabile età di 43 anni.
La grande delusione nella straordinaria carriera di Kick Smit è rappresentata dal suo mancato trasferimento nel campionato inglese. Lo avevano cercato Wolverhampton, Norwich City e Charlton, ed un contratto di 36mila fiorini era già pronto nella sede dei Wolves; a quei tempi però un giocatore straniero che voleva trasferirsi in Inghilterra andava incontro a diversi problemi, primo tra tutti quel permesso di lavoro che la Federazione inglese concedeva piuttosto difficilmente. In Olanda inoltre un giocatore che intendeva trasferirsi in una squadra straniera veniva considerato un traditore del proprio paese, una cosa che Kick Smit, molto sensibile riguardo a certi argomenti, non avrebbe mai potuto sopportare. In aggiunta a ciò la stessa Federazione olandese aveva invitato il giocatore a desistere promettendogli una carriera di funzionario al proprio interno una volta appese le scarpe al chiodo. Promessa mai mantenuta, tanto che pochi anni prima della sua morte (avvenuta nel 1974, lo stesso giorno in cui l’Olanda disputava la finale di Coppa del Mondo in Germania) Smit aveva dichiarato che “non andare il Inghilterra è stato il più grande errore della mia vita”.
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