venerdì 28 gennaio 2011

Orlando furioso

I quarti di finale della Coppa d’Olanda 2010/2011 non rappresenteranno certo uno dei momenti indimenticabili della carriera dell’ex nazionale olandese Orlando Engelaar. Suo il fallo di mano in area di rigore che ha permesso al Twente di portarsi in vantaggio (realizzazione impeccabile del solito Theo Janssen), suo il decisivo errore dal dischetto alla lotteria dei rigori dopo il pareggio di Danny Koevermans. Il Psv Eindhoven saluta così il primo obiettivo stagionale, con molti rimpianti; ad Enschede infatti gli uomini di Fred Rutten hanno offerto una prova generosa, ancorché non sempre lucida. Preoccupa il perpetuarsi dello stato confusionale di Marcus Berg, attaccante che da quando ha lasciato Groningen è precipitato in una spirale involutiva da brividi. Il Twente per contro continua il proprio percorso formativo per diventare una grande squadra. Sa soffrire e vincere. Un buon segno per Preud’Homme.

Convincente il successo dell’Ajax sul Nac Breda, a dispetto del brivido iniziale provocato dal vantaggio dei giallo-neri firmato Fouad Idabdelhay. Le barricate sono durate una ventina di minuti circa, poi ci ha pensato Siem de Jong – schierato nuovamente al centro del tridente d’attacco – ad indirizzare il match a favore della propria squadra: rete del pareggio, rigore procurato per il 2-1 di Miralem Sulejmani. Il Nac si è rapidamente sgonfiato, permettendo di fare un po’ di accademia ai vari Ebecilio, Eriksen e Vertonghen. Ad incrementare il bottino degli ajacidi ci hanno però pensato Vurnon Anita e, nuovamente, Sulejmani.

Spettacolo al Galgenwaard di Utrecht, con i padroni di casa che si sono imposti 3-2 sul Groningen al termine di tourbillon di emozioni e grandi giocate. Chi vedeva nell’Europa League la principale causa della discontinuità di rendimento degli uomini di Ton Du Chatinier ha trovato ulteriori argomenti a sostegno della propria tesi: da quando è stato eliminato dal torneo - affrontato sempre con la massima serietà – l’Utrecht ha decisamente incrementato il proprio rendimento, complice anche la pausa invernale che ha permesso di ricaricare le pile ad un gruppo in difficoltà nel disputare due partite a settimana. Il nuovo acquisto Strootman si è già impossessato delle redini del centrocampo, mentre sulle fasce Dries Mertens ed Edouard Duplan hanno ripreso a girare a mille. Così dopo il 3-0 all’Ajax in campionato sono arrivate altre tre reti, questa volta rifiliate al Groningen quarto in classifica. I bianco-verdi hanno risposto con Matavz e Granqvist (rigore) al vantaggio dell’Utrecht firmato prima da Wuytens e poi da Mertens (rigore), prima di arrendersi al guizzo di Nana Asare. Quando l’Utrecht scende in campo così indiavolato, è dura per tutti.

Niente da segnalare relativamente all’ultimo quarto di finale, che vedeva di fronte il club di Eerste Divisie dell’Rkc Waalwijk contro i dilettanti del Noordwijk. I primi hanno vinto 6-0. Festa per loro e per l’Ajax, che li ha pescati in semifinale.

mercoledì 26 gennaio 2011

Pillole di Eredivisie - giornata 20

Per sei mesi ci siamo chiesti cosa ci facesse un prospetto interessante come Kevin Strootman in Eerste Divisie. Come ogni campionato di seconda divisione, la serie cadetta olandese è un gorgo capace di risucchiare anche i talenti più promettenti. Spesso il livello tecnico modesto appiattisce la qualità, piuttosto che valorizzarla. Il centrocampista dell’Olanda under-21 aveva deciso di seguire lo Sparta Rotterdam nella sua discesa agli inferi. Ma quando ha capito che il club di Rotterdam non offriva garanzie di risalita immediata, ha saggiamente optato per guardare altrove. Alla fine è arrivato l’Utrecht, che continua a coltivare ambizioni di piazzamento europeo a dispetto di un campionato sin qui troppo altalenante. Strootman si è presentato ai suoi nuovi tifosi come meglio non avrebbe potuto: due assist per il francese Duplan, autore della doppietta che ha steso l’Ajax. Per i club di Amsterdam, città divisa da Utrecht da una fortissima rivalità di campanile, si tratta della prima sconfitta, e delle prime reti subite, della gestione De Boer. Per Strootman invece buona, anzi ottima, la prima.

Uno dei talloni d’Achille più vistosi palesati finora dal Twente è la mancanza di una prima punta di spessore. Il legnoso e grezzo austriaco Marc Janko ha dimostrato di non valere i 7 milioni di euro pagati dai Tukkers al Red Bull Salisburgo. Maluccio in Eredivisie, disastroso in Champions League, competizione apparsa decisamente fuori dalla propria portata. Janko però non ci sta ad entrare nella categoria dei flop, e prova a dirlo utilizzando il linguaggio più chiaro per un attaccante: quello del gol. Poker la scorsa settimana all’Heracles Almelo nel recupero di campionato, doppietta domenica in casa del Groningen (bellissima la seconda rete, un tiro al volo su traversone del solito, splendido Theo Janssen). 6 gol per 6 punti, fondamentali al Twente per rimanere nella scia del Psv Eindhoven, capolista con un punto di vantaggio sul club di Enschede. Il gigante si sarà finalmente svegliato?

Il Willem II ha vinto il suo primo incontro stagionale in campionato. Tolti gli incontri della nacompetitie (i play-off salvezza-promozione) disputati la passata stagione, l’ultimo successo dei Tricolori era datato 14 marzo 2010 (3-1 allo Sparta Rotterdam). Ci è voluto l’imbarazzante Vitesse di Albert Ferrer, che cambia giocatori come fazzoletti mantenendo però immutato il rendimento – pessimo – in campo, per far riscoprire al club di Tilburg il sapore della vittoria. Il classe 92 Rangelo Janga, al suo debutto con il Willem II dal primo minuto, ha segnato il gol-partita.

Fonte: Footballstories.net

martedì 25 gennaio 2011

Urby Emanuelson, nuovo tulipano rossonero

Papà Emanuelson era chiamato Gummimannetje, omino di gomma, tanto era dinoccolato e sgusciante sulla fascia sinistra. Un’ala fulminea che divenne un mito del calcio surinamese dopo aver fatto impazzire Wim Suurbier - non certo un terzinaccio qualsiasi - in un’amichevole tra Ajax e Robin Hood, la sua squadra nell’ex colonia olandese. Il neo-milanista Urby Emanuelson ha imparato i trucchi del mestiere proprio da papà. Al resto ci ha pensato il vivaio dell’Ajax, limando alcuni aspetti troppo naif – da giocoliere più che da calciatore moderno - per trasformarlo in un esterno polivalente capace di ricoprire qualsiasi posizione lungo l’intero out di sinistra.

Non è stato né facile né rapido. Nel 2005 l’allora 19enne Urby Emanuelson irrompe prepotentemente sulla scena internazionale con un super gol - un sinistro sotto l’incrocio che diventerà la specialita della casa in sette anni di Ajax - contro l’Australia al Mondiale under-20. Giocava indifferentemente interno sinistro e terzino. Ad Amsterdam però qualcuno getta acqua sul fuoco. “Emanuelson gioca troppo di fioretto”, dice Danny Blind, “come difensore deve imparare che ogni tanto la palla si può anche mandare in tribuna”. Nel 2008 la svolta, con l’arrivo di Van Basten in panchina. Emanuelson viene avanzato sulla trequarti, come ala sinistra del tridente. Non esce più dall’undici titolare, mostrando un deciso miglioramento delle proprie prestazioni anche in fase difensiva, cancellando le amnesie del passato che gli erano costate la convocazione ad Euro 2008 dopo essere stato uno dei protagonisti, due anni prima, nel successo dell’Olanda under-21 all’Europeo di categoria (il giocatore fu inserito nel Dream Team UEFA).

Urby Emanuelson è l’olandese numero tredici (considerando anche il pioniere Menno Knoote, anno 1906) a vestire la maglia del Milan. Sbarca in Italia con un bagaglio di oltre 200 partite da professionista, alle quali vanno aggiunte 13 presenze con l’Olanda. A 24 anni è un giocatore di esperienza internazionale, merce sempre più rara se si guarda ai prodotti dei vivai italiani. Il coetaneo, e neo-compagno di squadra, Ignazio Abate ne rappresenta il perfetto esempio. Quando Emanuelson debuttava in Eredivisie, Abate giocava nel Napoli in C-1; quando Emanuelson diventava campione d’Europa under-21, Abate non aveva ancora debuttato in Serie A.

Fonte: Il Giornale

lunedì 24 gennaio 2011

Castaignos, il tulipano del futuro

Il nome nuovo del calcio olandese si chiama Luc Castaignos. Classe 1992, a dispetto della giovane età l’attaccante nato da padre francese e madre di Capo Verde non ha mostrato alcun timore nel vestire la maglia da titolare del Feyenoord e raccogliere l’eredità lasciata da Roy Makaay, giocatore al quale Castaignos ha dichiarato di ispirarsi. Prima punta rapida, Castaignos ha messo a segno 6 reti nell’attuale Eredivisie - l’ultima, decisiva, nel derby vinto 1-0 sull’Excelsior - e per lui si prospetta un cambio di maglia già a fine stagione. Feyenoord e Inter, attraverso i rispettivi direttori tecnici Leo Beenhakker e Marco Branca, stanno infatti lavorando ad un accordo di partnership, il cui primo passo - se l’intera operazione andrà in porto - sarà proprio il passaggio del nazionale olandese under 19 in nerazzurro a partire dal prossimo giugno.

Castaignos, che ha debuttato in prima squadra a 16 anni in una partita di coppa d’Olanda contro i dilettanti dell’Harkemase Boys, nel 2009 ha scritto il proprio nome negli annali del calcio giovanile oranje diventando il miglior marcatore di sempre della selezione under 17. La sua rete nella finale dell’Europeo di categoria, vinto 2-1 dalla Germania sull’Olanda, gli ha permesso di raggiungere quota 11, sopravanzando Jan Vennegoor of Hesselink, Collins John e Geoffrey Castillion, i vecchi detentori del primato. Nello stesso anno si è laureato campione nazionale con il Feyenoord under 18, bissando il titolo anche la stagione successiva. In un Feyenoord costretto a sposare la politica dei giovani per necessità economiche, le chance per giocare con continuità in prima squadra non sono mancate. Alle chiamate del tecnico Mario Been, Castaignos ha finora sempre risposto presente.

Fonte: Guerin Sportivo

mercoledì 19 gennaio 2011

Lazovic e i flop della Eredivisie

Ci sono anche due italiani nei più grandi flop della storia della Eredivisie scelti dal settimanale olandese Voetbal International. Sono Graziano Pellè e Dennis Godeas, la cui esperienza in Olanda non può certamente essere considerata positiva. Su Pellè, tutt’ora in forza all’Az Alkmaar, è pesato sin dal primo giorno il fardello di essere il giocatore più costoso (6 milioni di euro) nella storia del club. Una cifra esagerata, considerato che l’attaccante ha raggiunto quota 10 gol in Eredivisie solamente alla sua quarta stagione nei Paesi Bassi. Oggi – complice la crisi economica del club che ha quasi azzerato la concorrenza interna in attacco – Pellè è titolare e se la sta cavando piuttosto bene, ma ormai è tardi. In estate rientrerà in Italia.

Godeas per contro i campi olandesi li ha visti solamente in allenamento. Prelevato dal De Graafschap nell’estate del 1999 nell’ambito di un rapporto di partnership tra i Superboeren e l’Udinese (nello stesso periodo transiteranno per Doetinchem, tra gli altri, anche l’allenatore Massimo Morales e il centrocampista egiziano Hazem Emam), Godeas ha fatto le valigie dopo poche settimane, trascorse tra panchina e tribuna.

Un altro grande flop poi transitato in Italia, dove gioca tuttora (nel Siena, arrivato dal Bari), è l’angolano Pedro Kamata, una presenza nel Groningen prima di tornarsene a gambe levate in Francia, ad Auxerre, divorato dalla nostalgia per famiglia, fidanzata e un clima che non assomigliasse a quello della Danimarca. Anche Jorginho Paulista ha giocato in Serie A, nell’Udinese, ma ben pochi lo ricordano. Arrivò dal Psv Eindhoven, che lo aveva strapagato al Palmeiras, convinto di aver messo le mani sul terzino del futuro. Bastarono due presenze per far comprendere l’abbaglio.

Verrebbe da dire che chi di Brasile ferisce, di Brasile perisce. Il Psv ha portato in Europa Romario, Ronaldo, Alex e Gomes, ma anche Jorginho Paulista e Leandro do Bomfim. Quest’ultimo venne scambiato per un piccolo Ronaldo, salvo poi dimostrare che in comune con il Fenomeno non aveva nemmeno il ruolo. Leandro era un centrocampista offensivo poco avvezzo al sacrifico. Ad Eindhoven viene ricordato soprattutto per la battaglia legale che si scatenò tra il Psv e il Porto al momento del trasferimento del giocatore in Portogallo. I lusitani non volevano riconoscere al club della Philips il cospicuo bonus per la formazione del giocatore. All’arbitrato vinsero gli olandesi.

L’Ajax non ha per contro mai avuto un buon feeling con i giocatori spagnoli, escluso Gabri. Da Juanfran a Roger, da Urzaiz a Oleguer, tutti hanno deluso all’Amsterdam ArenA. Nessuno è però costato agli ajacidi la cifra complessiva di 16 milioni di euro (stipendio incluso) come l’attaccante Albert Luque, già bidone in Inghilterra nel Newcastle. Più a suo agio sulle piste da ballo che nel 4-3-3 dell’Ajax, nel 2008 la dirigenza gli ha espressamente chiesto di lasciare il club. Del resto non esistevano gli estremi della risoluzione del reparto di lavoro come invece nel 1999 con il costaricano Froylan Ledezma, scippato due anni prima al Feyenoord. Più che con la palla tra i piedi Ledezma era bravo con le pistole. Durante un torneo giovanile a Dallas, una serata ad alta gradazione alcolica si concluse tra gli spari di un’arma da fuoco. Ledezma venne arrestato il giorno dopo in hotel. La sua avventura olandese proseguì poco oltre.

E’ invece un giocatore di valore il più grande flop nella storia del Feyenoord. Danko Lazovic è costato tanto - 7 milioni di euro pagati cash al Partizan Belgrado – producendo una miseria, sia in termini sportivi che economici. Nel primo caso il serbo è stato anche penalizzato dall’esplosione di Dirk Kuijt (arrivato anch’esso durante la stessa finestra di mercato, ad un prezzo però sette volte inferiore) e, successivamente, di Salomon Kalou. Economicamente il disastro è stato anche peggiore, con il Feyenoord che lo ha rivenduto a 1.5 milioni di euro. Gli anni seguenti Vitesse e Psv Eindhoven hanno ricavato rispettivamente 6.6 e 5 milioni di euro dalla cessione di Lazovic. Il quale oggi è titolare nei campioni di Russia dello Zenit San Pietroburgo.

Fonte: Il mondo siamo noi

lunedì 17 gennaio 2011

Ibrahim Afellay still hot on Wesley Sneijder's heels with Barcelona move

The careers of Ibrahim Afellay and Wesley Sneijder have much in common: The two Utrecht-born players both took their first steps with local amateur clubs in the city before joining a top Dutch team and developing over time to become the best midfielders in the Eredivisie; then they moved to the Spanish league. However, the duo have only played together at international level with Holland. In fact, while the current Inter schemer wore the shirts of DOS Utrecht, Ajax and Real Madrid, his fellow Utrecht native joined Elinkwijk Utrecht, PSV Eindhoven, and now, Barcelona.

Afellay is two years younger than Sneijder; yet when the midfielder made his debut for PSV’s first team on 4th February, 2004, at the age of 17, he was widely considered the PSV Academy’s answer to Ajax’s golden youth product. In Holland, the Dutch player of Moroccan descent followed Sneijder’s footsteps, tracing his fellow Utrecht native’s progress. When Sneijder left Ajax for Real Madrid in the summer of 2007, he left as, undisputedly, the Eredivisie’s finest midfielder. In the last two seasons, Afellay has had that mantle too. The Dutch league began to seem too small for his ambition and quality. A move abroad, as it had been for Sneijder, was just a matter of time.

Of course, there are differences between the Dutchmen. 2010 was, for Sneijder, the year every player spends an idle moment dreaming about. Four trophies won – the Champions League, Serie A, Coppa Italia and FIFA Club World Cup – with Inter and reaching the World Cup final with Holland. Afellay must hope Josep Guardiola can help him to continue to replicate Sneijder and work the same wonders Jose Mourinho did with the 26-year-old.

The Afellay deal, for just €3M due to the player’s contract expiring at the end of the current campaign, arrived at just the right time for both Barcelona and PSV Eindhoven. The Catalans were looking for an attacking midfielder who could replace – if necessary – stars like Xavi or Andres Iniesta, or even be deployed on the wing. Barcelona’s poor financial situation, which was a contributory factor in their decision to take shirt sponsorship from the Qatar Foundation – the club’s debts are around €480M – however, would not allow them to snare their main target, Arsenal captain Cesc Fabregas.

Finances are a touchy subject over at the Philips Stadion too. Last summer, the Dutch side had debts of €17.5M, and could not count on Champions League income. Since 2009, PSV have been forced to shed their highest earners: Jeremie Brechet, Edison Mendez, Danko Lazovic, Timmy Simons, Andre Ooijer and Carlos Salcido have all departed. This January was Afellay’s turn, despite the fact that last August PSV turned down an offer from Hamburg, due to the midfielder’s concerns about the state of the Bundesliga club and how he would be utilised. However, with Afellay’s contract running to an end in June, PSV could not allow their star to depart for free. Barcelona’s offer was not quite as high as expected, but the Philips-backed club had to make the best of a bad situation.

Afellay bid farewell to PSV on 22nd December, 2010, in the home clash against Roda Kerkrade; he remains the best 2010/11 Eredivsie performer. The 24-year-old spent eight seasons in the first team, winning four Dutch titles, one Dutch Cup and one Johan Cruyff Schaal (the Dutch Super Cup). Moreover, in 2007, Afellay was awarded the Johan Cruyff Award for the Young Player of the Year. According to the rules of the accolade, every winner can choose the location of a Cruyff Court (a public playground which provides a safe area for local children and other members of the community). Afellay chose Al Hoceima, a Moroccan city to which his family can trace their roots.

It hasn’t been all plain sailing for Barcelona’s newest signing though. Injuries and growth spurts hampered the Dutchman during his first year as a professional. Until 2008, Afellay regularly missed between seven and ten Eredivisie matches every season due to injury niggles. For the same reason, he missed the two UEFA Under-21 Championships Holland won in 2006 and 2007. Unlucky though is a word Afellay does not want to hear: “I lost my father when I was six. My mother had to break her back to bring up her five children. So, being sidelined for a month or two is not what I would call bad luck.”

With PSV, “Ibi” – as he has become known – developed into a complete player, one who can operate in a variety of positions. In a 4-2-3-1 system, Afellay can play as an attacking midfielder, or even as a sitting midfielder – as he has this season under coach Fred Rutten, playing behind the quartet Balazs Dzsudzsak-Ola Toivonen-Jonathan Reis-Jeremain Lens. Barcelona’s new boy can also move to the left flank, as he often does for Holland, due to the concurrent presence of two genuine number 10s, Wesley Sneijder and Rafael van der Vaart. So far, Afellay has picked up 30 caps with the Oranje, although he has mostly been used as a substitute. Last October, the midfielder picked up his first two international goals in a Euro 2012 qualifier against Sweden.

Afellay’s great adventure in the Catalan capital – he is the 21st Dutch player in the history of the club – began with a article in Spanish daily El Perodico joking: “The first three balls Afellay touched during his first training session were far better than all Winston Bogarde’s performances in his time at Barcelona.”

Nobody expects Afellay to become the next Cruyff, but an impact similar to that of Marc Overmars or the De Boer brothers at the Camp Nou would be more than enough to delight the Catalan faithful. Afellay is capable of such brilliance, as he continues to track Sneijder with relish.

Fonte: Inside Futbol

domenica 16 gennaio 2011

I cavolini amari di Bruxelles (e del Belgio): epilogo

Dossier sulla calciopoli belga pubblicato sul trimestrale "Linea Bianca" (parte 4/4)

Pietro Allatta è stato arrestato a Bruxelles nel 2006. Sul suo capo pendeva un mandato di arresto internazionale. Laurent Denis è stato radiato dall’ordine degli avvocati. Zheung Ye, dopo un arresto e successivo rilascio nel novembre 2005, è latitante. La sua ultima apparizione risale al 6 maggio 2006, quando il suo avvocato ha inviato al giornale francese L’Equipe una lettera nella quale dichiarava il proprio cliente estraneo all’intera vicenda. Non ha invece evitato le manette Filippo Gaone, ex presidente del La Louviere. Il suo vecchio club ha dichiarato bancarotta, finendo tra i dilettanti senza nemmeno i soldi per pagare ai giocatori l’autobus per le trasferte. Olivier Suray ha ammesso di aver truccato incontri di Alliansi e Lierse. Il reo confesso Paul Put è stato licenziato dal suo nuovo datore di lavoro, l’Excelsior Mouscron, dopo aver ammesso le proprie colpe. Ha dichiarato che la sua famiglia era stata minacciata di morte. L’Anderlecht ha rescisso i contratti di Marius Mitu e Laurent Delorge, all’epoca giocatori del Lierse implicati nella vicenda. Lierse, Mons e Sint Truiden non sono stati sanzionati. Hanno tutti comunque pagato sul campo le proprie discutibili politiche gestionali retrocedendo, pur in tempi e modi diversi, in Tweede Klasse, la serie B belga.
Nel dicembre 2009 il settimanale olandese Voetbal International pubblica un reportage sul Namur, squadra neopromossa in Tweede Klasse nel 2007. Nell’agosto dell’anno successivo un gruppo di investitori italiani capitanato da Fabio Cordella e dalla sua azienda, la Zerozeronove, entra in società. Cordella, controverso personaggio con alle spalle esperienze in Costa d’Avorio con l’Africa Sports e in Italia con il Lanciano (fallito dopo pochi mesi), viene messo in contatto con la dirigenza del club belga da Daniel Striani, un procuratore che, di concerto con il collega Nenad Petrovic, aveva introdotto nel meraviglioso mondo del Belgio pallonaro nientemeno che Zheung Ye, presentandogli i bravi ragazzi a capo del Mons. Nel 2009 il Namur è retrocesso in Derde Klasse, perdendo quasi tutti gli incontri del girone di ritorno e vedendo un proprio match, quello disputato contro l’Olympic Charleroi, finire nell’elenco delle partite messe sotto indagine dalla Uefa per corruzione. La bufera questa volta esplode in Germania, e include numerosi paesi europei. Cordella a Namur non si è più visto. Assieme a Franco Dal Cin (per il curriculum vitae di quest’ultimo si rimanda alla Calciopoli italiana), ha spostato le proprie attenzioni sull’Union Sint Gilloise, terza divisione belga. Cambiano gli interpreti, non la trama.
Sister Chen è il nick di un operatore di 05026.com, una delle numerose agenzie di scommesse on-line sparse tra Shangai e Macao. Nel novembre 2009 un giornalista olandese in incognito ha preso contatti con l’agenzia.
«Sister Chen, ho dei soldi da investire ma chiedo garanzie».
«Signore, tutte le partite che proponiamo sul nostro sito sono truccate. Minore è il livello del campionato, maggiore è la nostra offerta».
«Sarebbe a dire? »
«Se vuole risultati sicuri sulla Premier League inglese, non si rivolga a noi. Sono partite quasi impossibili da manipolare. Diverso è il discorso per le divisioni inferiori dei campionati europei. Abbiamo contatti diffusi con dirigenti e giocatori. Sappiamo in anticipo chi vince e chi perde».
«E quanto mi verrebbe a costare tutto questo? »
«La quota di iscrizione annuale al nostro sito ammonta a 1.500 euro. Ma visto che lei è straniero possiamo anche farle uno sconto. Sulla singola partita, la nostra percentuale è del 30%. A questa si aggiunge il costo per l’acquisto delle informazioni. Un esempio: lei scommette 1.000 euro, noi le garantiamo il raddoppio della posta. Tolti 300 euro per l’acquisto del suggerimento, e sottratto il 30% che spetta alla nostra società, le rimangono in tasca 1.400 euro, con un guadagno netto, e garantito, di 400 euro».
«Posso anche scommettere sul risultato esatto, su quale squadra segnerà il primo gol oppure si prenderà il primo cartellino giallo? »
«Certamente. Dovrà solo sostenere un piccolo costo aggiuntivo.».

Douglas De Coninck continua a scrivere.

(4-fine).